martedì 3 febbraio 2015

PUTIN CITA DE GAULLE





“Ogni paese che fa parte di un’alleanza militare o di altre alleanze, cede una parte della propria sovranità; per la Russia questo è inaccettabile. Per gli altri paesi, sono affari loro. A questo riguardo, mi ricordo molto bene della tradizione gaullista. Il generale de Gaulle ha sempre cercato di proteggere la sovranità francese. E de Gaulle è degno di rispetto”.
“C’è anche l’esempio di Mitterrand, che parlò della Confederazione Europea con la partecipazione della Russia. E io spero che niente sia perduto, per quanto riguarda l’avvenire dell’Europa”.
“Non è un segreto che la politica più aggressiva, più dura, sia la politica americana. Noi non abbiamo quasi nessuna forza militare all’estero. E guardate: per tutto il mondo, ci sono delle basi militari americane. Ci sono delle truppe militari americane a migliaia di kilometri dalle loro frontiere; e prendono parte agli affari interni di questo o quel paese”.

Vladimir Putin, 4 giugno 2014, intervistato dal canale francese Europe1

lunedì 2 febbraio 2015

PRO EUROPAE LIBERTATE



"La Russia di oggi, come in passato lo era l’URSS, è l’unica potenza europea veramente indipendente da Washington, la sola ad avere una politica indipendente, veramente eurasiatica e non atlantista. 
Al momento crediamo che l’unica chiave per la liberazione e l’unificazione della Grande-Europa provenga dalla Russia. Noi vediamo la Russia come il “Piemonte d’Europa”. Voi siete italiani. Sapete del ruolo che ha giocato il regno del Piemonte-Sardegna nel processo d’unificazione italiana, nel Risorgimento. Noi sogniamo un “Risorgimento grande-europeo”.

Luc Michel

domenica 1 febbraio 2015

Diplomatico russo accusa l'Occidente: cieco di fronte ai crimini di guerra nel Donbass


Il presidente della commissione Esteri della Duma Alexey Pushkov ha fortemente criticato la reazione dell'Occidente sui fatti che stanno accadendo in Ucraina orientale: secondo il diplomatico, i politici europei chiudono gli occhi di fronte alle vittime dei bombardamenti a Donetsk, dove negli ultimi giorni la situazione è diventata particolarmente tesa.
Nell'ultimo giorno nei quartieri residenziali di Donetsk ci sono state diverse esplosioni di granate e razzi. Sono state distrutte diverse abitazioni. Nella giornata di ieri sono ripresi i bombardamenti a Gorlovka: uno dei missili ha colpito la cattedrale dell'Epifania. 
In precedenza, a Gorlovka, nei bombardamenti dell'esercito ucraino erano rimasti uccisi 8 civili, mentre altri 19 sono stati feriti.

GERMANIA: CON LE SANZIONI A RISCHIO 60.000 POSTI DI LAVORO




GERMANIA: con le sanzioni a rischio 60.000 posti di lavoro

L'export tedesco con la Russia è in caduta libera. A pagarne le conseguenze, sono lavoratori e imprese. La Merkel corre ai ripari e propone a Putin “una cooperazione e uno spazio commerciale comune' tra UE e Unione Eurasiatica. In cambio, la solita richiesta di trovare una soluzione pacifica al conflitto in Ucraina. Come se dipendesse solo da Mosca...

“Se si considera che in Germania circa 300.000 posti di lavoro dipendono dall'export con la Russia, ne consegue che un calo stabile del 20% potrebbe portare, nel peggiore dei casi, a una perdita di 60.000 posti di lavoro”. È stato lapidale, Eckhard Cordes, presidente del comitato orientale dell'economia tedesca, nella sua intervista al Rheinischen Post.

In termini di fatturato la perdita è superiore ai 6 miliardi di euro. Il valore totale dell'export tedesco verso la Russia era infatti, ancora pochi mesi fa, di 30 miliardi di euro. Ora, grazie alle sanzioni imposte dagli americani alla UE, è sceso a 24.

Si perchè, come sottolinea ancora Cordes “sono soprattutto gli europei a pagare il prezzo economico di questa crisi politica”, e come osservava sarcastico un uomo d'affari tedesco “gli americani sanno come organizzare sanzioni senza che le loro imprese ne vengano danneggiate”. In effetti il volume d'affari delle imprese americane operanti in Russia non è diminuito in seguito alle sanzioni, ma è anzi addirittura aumentato.

Le cifre snocciolate da Cordes devono essere state prese sul serio in Germania se Angela Merkel, come riferisce Max Parisi sul sito Il Nord, “ha avanzato la proposta di una serie di trattative tra l'Unione Europea e l'Unione Eurasiatica istituita da Mosca per 'parlare di una cooperazione e di uno spazio commerciale comune'”. La condizione, ovviamente, “è che si trovi una soluzione pacifica al conflitto nell'Est dell'Ucraina”, riferisce ancora Parisi.

Qui però la Merkel segue il classico schema: timida avance nei confronti del Cremlino, con la carota del ritiro delle sanzioni, o della proposta di un tavolo di trattative commerciali. E contemporanea richiesta di una contropartita sul fronte – è proprio il caso di dirlo, a ostilità ricominciate... - ucraino.

Come se la pace nel Donbass dipendesse solo dal Cremlino o dai ribelli filorussi del Donbass. Come se non dipendesse anche e soprattutto da chi le ostilità le ha avviate, proseguite e riprese nel massimo disprezzo per la convenzione di Ginevra. (Quest'ultima vieta praticamente tutto ciò che Kiev ha fatto a partire dal maggio scorso: dall'impiego delle bombe a grappolo, al trattamento disumano dei prigionieri di guerra; dai bombardamenti indiscriminati sulle popolazioni civili alle fosse comuni.)

E ancora: come se solo Mosca dovesse esercitare pressioni sulle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, e non l'Occidente, e soprattutto gli USA, fare altrettanto con Kiev.

Parisi è ottimista, nel suo articolo, quando scrive: “la vera notizia è data da questa clamorosa svolta di Angela Merkel, che propone un rivoluzionario trattato di libero scambio – alternativo all'americano TTIP – tra l'Unione Europea e l'Unione Eurasiatica varata da Putin, che comprende la Russia e un blocco consistente di stati dell'ex Unione Sovietica e che potrebbe anche includere a breve la Cina”.

Se solo la metà di tutto ciò si avverasse, si tratterebbe di una svolta davvero clamorosa: dallo sciagurato aut aut tra Russia e UE che Bruxelles impose a Yanokovic, prima che questo rifiutasse di firmare il trattato d'associazione tra UE e Ucraina, alla prospettiva di una cooperazione commerciale euroasiatica, da Lisbona a Vladivostock, passando addirittura da Pechino, Hong Kong e Shangai.

Ma nei suoi incerti approcci verso il Cremlino, Angela Merkel non dovrebbe dimenticare le recenti parole del ministro degli esteri russo Lavrov: “le sanzioni non le abbiamo imposte noi, quindi è un problema europeo”.

Tradotto: provvedimenti unilaterali come le sanzioni vanno rimosse in modo altrettanto unilaterale. La UE tolga le sanzioni SENZA chiedere controparti.
Dopo, solo dopo, si potrà tornare a trattare.

Sembrerebbe che I paesi europei, tuttora impossibilitati a esprimere una politica estera indipendente, e spesso sotto ricatto americano, non riescono nemmeno a immaginare come proprio i ricatti costituiscano l'approccio più sbagliato con un Paese sovrano come la Russia.

E intanto mentre I politici europei esitano, i danni provocati dalle sanzioni alle economie europee crescono, e già si intravvede una nuova recessione. Questa volta, autoinflitta, e meritata.

venerdì 30 gennaio 2015

LAVROV: PROVIAMO VERGOGNA PER LA UE

“Proviamo vergogna per l’Unione Europea che, dopo aver a lungo cercato una voce unitaria, parla ora con la voce di Washington. (…) Sembra che l’UE sia pronta a soffrire gravi costi economici per implementare discutibili schemi geopolitici che, nei fatti, non sono i suoi propri schemi”. 
Sergej Lavrov, 30 luglio 2014

SANZIONI DEPLOREVOLI





La decisione dei principali diplomatici dell'UE di estendere le sanzioni è deplorevole. 

Le decisioni dei capi della diplomazia dell'Unione Europea sono deplorevoli, ha detto l’ambasciatore russo presso la UE, Vladimir Chizhov. 
"Agendo in modo così gretto, l'Unione Europea, in sostanza, sta sottoponendo a test supplementari la nostra partnership - il partenariato tra la Russia e l'Unione Europea, e ciò è deplorevole", ha detto Chizhov nel commentare i risultati della riunione.
"Oltre alle valutazioni selettive di questi o di quegli eventi, la critica radicale della Russia è l'elemento dominante. Come se la Russia, e non le autorità di Kiev con la connivenza della UE, siano i responsabili del bagno di sangue nell’Ucraina orientale".
"La richiesta di applicazione degli accordi di Minsk contrasta con le dichiarazioni ascoltate in questi giorni nella capitale ucraina per cui gli accordi non sono più in linea con l’intesa di Minsk, ed è necessario cercare un altro formato", ha detto Chizhov.
"Ma mentre queste conversazioni possono essere ascoltate, il bombardamento dei quartieri residenziali di Donetsk, Lugansk e Gorlovka continua. E nulla viene detto, per esempio, circa la situazione dei residenti di Gorlovka". 

giovedì 29 gennaio 2015

SENSO DELLA VITA





"Nell’amore, in generale, risiede il senso della vita. È amore per la propria famiglia, per i propri figli, per la propria patria. È un fenomeno multiforme che sta alla base di ognuno dei nostri atti”. 


Vladimir Putin, 07.11.2014


OBIETTIVI STRATEGICI DELLA RUSSIA




"Nel mondo moderno che sta nascendo, tenendo conto delle sue tendenze di sviluppo sia a breve termine che nel lungo periodo storico, tutta l’Europa, da Lisbona a Vladivostok, dovrebbe unirsi per essere competitiva e vitale nel mondo in rapida evoluzione. Questo è un fatto estremamente importante. Mi auguro che i nostri partner europei possano ascoltarci e comprenderci. Dobbiamo certamente sforzarci per creare un’Europa più grande da Lisbona a Vladivostok. Se noi raggiungiamo quest’obiettivo, saremo in grado di ottenere il nostro giusto posto nel mondo di domani. Ma se si sceglie un percorso diverso, se dividiamo l’Europa, i valori e i popoli europei, se promuoviamo il separatismo nel senso ampio del termine, questo ci renderà tutti giocatori insignificanti e mediocri, che non hanno alcuna influenza sul proprio sviluppo, figuriamoci sullo sviluppo mondiale".

EUROPA





"Nel mondo moderno che sta nascendo, tenendo conto delle sue tendenze di sviluppo sia a breve termine che nel lungo periodo storico, tutta l’Europa, da Lisbona a Vladivostok, dovrebbe unirsi per essere competitiva e vitale nel mondo in rapida evoluzione. Questo è un fatto estremamente importante. Mi auguro che i nostri partner europei possano ascoltarci e comprenderci. Dobbiamo certamente sforzarci per creare un’Europa più grande da Lisbona a Vladivostok. Se noi raggiungiamo quest’obiettivo, saremo in grado di ottenere il nostro giusto posto nel mondo di domani. Ma se si sceglie un percorso diverso, se dividiamo l’Europa, i valori e i popoli europei, se promuoviamo il separatismo nel senso ampio del termine, questo ci renderà tutti giocatori insignificanti e mediocri, che non hanno alcuna influenza sul proprio sviluppo, figuriamoci sullo sviluppo mondiale".

GORBACIOV




Mikhail Gorbaciov: tra USA e Russia ci potrebbe essere una guerra

L’ex presidente sovietico Mikhail Gorvaciov ha rilasciato ai media della Russia un’intervista, dichiarando che tra Russia e Stati Uniti è in corso una guerra fredda che potrebbe diventare “calda”.

Secondo Gorbaciov, Washington ha coinvolto Mosca in questo conflitto “cercando palesemente di realizzare la sua idea del trionfo americano”.

All’inizio di gennaio, in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, Gorbaciov ha messo in guardia contro il pericolo di una grande guerra in Europa che potrebbe essere causata dalla crisi ucraina. Nell’intervista ha anche esortato la Germania a trattenersi dall’ingerenza nella situazione attorno all’Ucraina.

70° ANNIVERSARIO LIBERAZIONE AUSCHWITZ




Nella conferenza stampa tenuta dopo aver partecipato agli eventi commemorativi che hanno segnato il 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau da parte dell'Armata Rossa, ad Oswiecim, il capo dell’amministrazione presidenziale Sergei Ivanov (nella foto al centro insieme ai membri della delegazione russa), ha detto: "I partner americani stanno semplicemente usando l'Ucraina per i propri bisogni, senza preoccuparsi dell’Ucraina. Sarà il popolo ucraino a doverne subire le conseguenze, mentre sono sull'orlo della miseria”.